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9月23日 I MIEI IMPEGNI LAVORATIVI...
LA MIA LAUREA...Salve a tutti...
è da un pò che nn vi aggiorno...l'ultimo post era sull'informarvi del giorno dlla mia tesi...e bene si il giorno del mio 25 esimo compleanno,14 luglio 2009,nn poteva che capitarmi giorno migliore..doppio festeggiamento...mi sn laureata cn il massimo del punteggio 110/110 presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo: Grafica...cn una tesi in Pittura,(mio relatore Grande Pittore siciliano da anni ormai romano...Salvatore Provino...mia correlatrice Tania Campisi)..dal titolo>> IL MANIFESTO CONTEMPORANEO NELL'ARTE E NELLA PITTURA<<...in tre capitoli, ho cercato di gettare uno sguardo sull'evoluzione del manifesto pubblicitario e sulle sue influenze sull'immaginario collettivo. Ho ritenuto opportuno andare più indietro del '900, nella mia analisi, per analizzare meglio i presupposti che portano alla nascita della comunicazione pubblicitaria. Tutto inizia con l'invenzione della litografia, ad opera del tipografo cecoslovacco Senefelder nel 1793.
Il francese Brisset che nel 1833 realizzò il torchio litografico "a stella" che permetteva di tirare stampe di grandi dimensioni su pietra e su zinco. Cn la rivoluzione industriale, e la conseguenza espansione dei mercati, il manifesto pubblicitario diventa mezzo di promozione di eventi, prodotti e quant'altro. Alla fine dell'800 questo veicolo di comunicazione trovò gradualmente la sua vera struttura grazie all'apporto di tre grandi artisti dotati di capacità di sintesi e di notevole tecnica pittorica: Toulouse Lautrec, Bonnard e Chèret.
Oggi le nostre strade sono invase da manifesti di ogni tipo: da quelli generalmente squallidi delle campagne elettorali, a quelli suadenti della pubblicità. Sono in molti a criticare il proliferare dei cartelloni pubblicitari, che tappezzano in modo selvaggio le nostre città. Eppure dietro a quei lembi di carta, srotolati sulla colla sresa da anonimi attacchini, c'è una storia da raccontare....La storia del manifesto industriale.
Per saperne di più potete contattarmi tramite e-mail/msn/facebook:artistagiusydesimone@libero.it
Presto troverete la mia tesi presso la Biblioteca dell'ISA(Istituto Statale D'Arte) "Giorgio De Chirico" di Torre Annunziata...catalogata in Grafica. 6月14日 IL RITORNO....Salve a tt...
dopo un pò ritorno ad informare a tt le persone,agli amici che visitano qst blog che ormai siamo agli sgoccioli del mio percorso accademico...a giorni uscirà la data della mia tesi...
Voglio ringraziare in primis la mia famiglia che mi hanno supportato durante qst anni di studio.
La mia più profonda gratitudine a Prof.re S. Provino, mio relatore, per la sua gentile e intelligente assistenza, pagina dopo pagina, durante la stesura;Prof.ssa G. Campisi, mia correlatrice, Prof.re F. Fedele per avermi assistita durante la preparazione delle opere che presenterò alla fine del mio percorso accademico.
Grazie alla loro disponibilità e grazia.
G. De Simone
11月10日 IL PERDONOHo perdonato, ma non dimentico. Quante volte abbiamo sentito qualcuno (o noi stessi) proferire queste parole? Non e’ facile perdonare. Io lo so. Tu lo sai. Dio lo sa. Noi possiamo perdonare soltanto perche’ Dio ci ha perdonato attraverso Gesu’ sulla Croce. Quante ferite d’amore date e ricevute! Quanti perdoni da ricevere e da dare!
Ecco perché l’invito al perdono è rivolto ad ogniuno, ed ecco perché il perdono è il fondamento di ogni cammino di guarigione di tutto l’uomo e quindi del cammino di conversione e di santità...Impariamo tt ad ascoltare e a perdonare...Io lo già fatto!
11月5日 COS'è L'AMORE?
4月11日 .....IL SILENZIO......IL SILENZIO
dipinto dell'Artista Giusy De Simone,acrilico su tela-50x50.
(lo trovate all'interno della FOTOGALLERY-le mie opere)
Vi è un detto: " Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio ". Questo detto risulta sempre profondamente vero. Più ne capiamo il significato, più realizziamo questa verità. Quante volte durante il giorno ci capita di dire qualcosa che sarebbe stato meglio tacere! Quante volte disturbiamo la pace del nostro ambiente con una involontaria mancanza di silenzio. Quante volte riveliamo le nostre limitazioni, la nostre meschinità, la nostra grettezza, che avremmo potuto nascondere, se solo avessimo taciuto! Quante volte, benchè desiderosi di rispettare gli altri, non riusciamo a farlo, perchè non sappiamo tacere. Per un uomo che vive in questo mondo un grande pericolo sta in agguato, il pericolo di confidarsi con una persona, con la quale non volevo confidarsi. Corriamo questo pericolo non sapendo tacere. Un grande interprete della vita, il poeta persiano Sa' dice: "Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! " Questo ci dimostra che malgrado la nostra saggezza, possiamo fare uno sbaglio, se non abbiamo un buon controllo nelle parole che usiamo. Di questa verità troviamo facilmente degli esempi: coloro che parlano molto, hanno minor potere di coloro che parlano poco. Una persona loquace può non essere in grado di esprimere un'idea in mille parole, mentre chi è padrone del silenzio, sa esprimersi con una sola parola. Tutti possono parlare, ma non tutte le parole hanno la stessa potenza. Inoltre, una parola dice meno di quanto sappia esprimere il silenzio. La nota fondamentale di una vita armoniosa è il silenzio. Nella vita di ogni giorno esistono preoccupazioni a cui non sempre possiamo far fronte e allora solo il silenzio può aiutarci. Poiché, se vi è una religione, se vi è un modo per mettere in pratica la religione, è quello di compiacere Dio, compiacendo l'uomo. L'essenza della religione è di capire il prossimo. E non possiamo vivere questa religione se non dominiamo la parola - e se non ci rendiamo conto del potere del silenzio. Spesso ci sentiamo di aver ferito un amico; avremmo potuto evitarlo, con un maggior controllo sulle parole. Il silenzio è lo scudo degli ignoranti e la protezione dei saggi. Perché l'ignorante cela la sua ignoranza col tacere, e il saggio non getta le perle ai porci, se conosce il valore del silenzio. Che cosa ci dà potere sulle parole? Che cosa ci dà questa forza, che può essere ottenuta col silenzio? La risposta è: la forza di volontà; e ancora: è il silenzio che ci dà il potere del silenzio. Quando una persona parla troppo, dà segno di irrequietezza. Più parole vengono usate per esprimere un'idea, meno forza hanno. È un vero peccato che si pensi cosi spesso a risparmiare i centesimi e mai a risparmiare le parole. E come conservare ciottoli e gettare vie perle. Un poeta indiano dice: "Conchiglia, da dove viene il tuo prezioso contenuto? Dal silenzio; per anni e anni le mie labbra son rimaste chiuse ". Ci sono molte persone che poco si curano di fare del male a qualcuno, se sono convinte di dire la verità. Si sentono giustificate e non badano se l'altro piange o ride. Vi è comunque una differenza tra la verità e il fatto puro e semplice. Il fatto è ciò di cui si può parlare - la verità ciò che non può essere tradotto in parole. La pretesa di " dire la verità " cade da sola, quando ci si rende conto della differenza che c'è tra fatto e verità. La gente discute di dogmi, di credenze, di principi morali, in base alle proprie nozioni. Ma arriva un momento, nella vita di un uomo, in cui tocca la verità, ma non sa trovare le parole adatte a esprimerla e tutte le discussioni, le dispute e le argomentazioni crollano. In quel momento egli dice: " Non importa chi ha sbagliato, tu o io. Ora desidero soltanto correggere il torto ". Giunge anche il tempo, in cui le continue domande che uno fa a se stesso, su questo e su quello, si esauriscono, poiché la risposta sorge dall'anima ed è ricevuta in silenzio. Il silenzio è qualcosa che - consciamente o inconsciamente cerchiamo in ogni momento della vita. Cerchiamo il silenzio e lo fuggiamo, nello stesso tempo.
Aforismi sul Silenzio - Citazioni Famose
"Più che per la repressione, soffro per il silenzio del mondo." "Quel che amore tracciò in silenzio, accoglilo, che udir con gli occhi è finezza d'amore." "Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole." “I giorni e le notti suonano in questi miei nervi d’arpa. Vivo di questa gioia malata d’universo e soffro per non saperla accendere nelle mie parole.” Nell'amore, un silenzio val più di un discorso. La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta. Quando l'amore vuol parlare, la ragione deve tacere. Il silenzio dell'invidioso fa molto rumore. Il silenzio più eloquente: quello di due bocche che si baciano. La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello. Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio. Da un uomo grande c’è qualcosa da imparare anche quando tace. Su ciò di cui non si può parlare è bene tacere. Fra le armi tacciono le leggi. Un ipocondriaco può soffrire in molti modi, ma mai in silenzio. Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rimangano in silenzio. Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici. Amico è... con chi puoi stare in silenzio. Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole. Nella vita, come nell'arte, è difficile dire qualche cosa che sia altrettanto efficace del silenzio. Uno stolto che non dice verbo non si distingue da un savio che tace. La parola è un'ala del silenzio. Alle donne piacciono gli uomini silenziosi: pensano che stiano ascoltando. Le anatre depongono le loro uova in silenzio. Le galline invece starnazzano come impazzite. Qual è la conseguenza? Tutto il mondo mangia uova di gallina. Un minuto di pensiero vale più di un'ora di parole. Una donna silenziosa è un dono di Dio. C'è sempre un angolo di silenzio nelle più sincere confessioni delle donne. Niente rafforza l'autorità quanto il silenzio.
Dietro queste scatole Stefania
Il silenzio... 2月28日 ESEGUO LAVORI SU COMMISSIONE...GDS
graphic design
Esegue lavori su commissione...
ps:ATTENERSI AL REALE CONTENUTO QUI PRESENTE,PER CUI SI RACCOMANDA DI CONTATTARE SOLO:
GRAZIE!!!
PITTURA=quadri di ogni dimensione con tecnica a scelta:(tempera,acrilici,olio)delle migliori marche. dalla miniatura----->(4X6cm) formati piu' comuni sono:17X23-35x50-30X70-40X50-40X60-40X70-50X70-60X90-80X80-70X100-100X100 alla massima delle dimensioni. Il soggetto viene scelto da voi oppure vi affidate all'artista.
WEB DESIGNER:(uso i migliori programmi di grafica vettoriale!)
Effettuo lezioni di DISEGNO e PITTURA per coloro che si vogliono avvicinare al mondo dell'arte. On-Line:effettuo lezioni sulle tecniche e i procedimenti della stampa d'arte (xilografia-calcografia-sperimentali-serigrafia-litografia). Per informazioni contattatemi tramite e-mail:artistagiusydesimone@libero.it oppure direttamente on-line allo stesso indirizzo come contatto MSN.
NOTA BENE: NON EFFETTUO LAVORI... GRATIS!!!...PERCHE' L'ARTE E' UN LAVORO!!!
2月14日 TESTIMONIANZA SULLA TECNICA...TESTIMONIANZA SULLA TECNICA
ARTISTA GIUSY DE SIMONE
Sono alta cinque piedi e cinque pollici
Avendo 23 anni non ho ancora utilizzato i colori a olio....ho per questo materiale così poca attenzione da non porre mai per tutta la vita alcuna attenzione nella loro scelta e nella loro manipolazione.
Per me non è questione di preparare la tavolozza,come fanno abitualmente i pittori;uso i colori come polvere asciutta e li mescolo unicamente con il pennello,talvolta col vino bianco o rosso a seconda dei colori se sono caldi o freddi,talvolta con la colla,preoccupandomi del rapporto della miscela o dell'uniformità della soluzione.
La mia pittura è un miscuglio tra Andy Warhol (pop art) e Linchtenstein.
Riproduco immagini di personaggi noti e non solo,anche se ora sono passata piu' a esprimere i miei stati d'animo;dove tutto diventa policromo e solitamente di colori luminosi:i lineamenti vengono semplificati accentuando con colori contrastanti la bocca,il naso,gli occhi,i capelli ecc.Tutto questo per dire che le immagini vengono serigrafate secondo il procedimento della QUADRICROMIA (tecnica di stampa a 4 colori) non a caso quella usata per le riviste.
In effetti la prima cosa che si nota nei miei quadri non è altro che il colore ,oltre a quello che viene rappresentato,dove riesco ad esprimere tutta me stessa.
Concludendo ,possiamo riassumere in alcuni punti il mio contributo alla nascita di una particolare cultura figurativa.
1)l'arte funziona come strumento di esplorazione dell'incoscio,è un modo per portare alla luce e rendere visibili le componenti più profonde della psichè,anche nei loro lati più oscuri .
2)il marcato sperimentalismo tecnico,funzionale a una pittura di tipo visionario e fantastico,si estende naturalmente dalla pittura alla grafica,promovendo la nascita di nuove tecniche e profondi
mutamenti in quelle tradizionali.
Artista Giusy De Simone
2月4日 LA VITA DI UN 'ARTISTA LA VITA DI UN 'ARTISTA...
Ho sempre pensato e mè nè convinco ogni giorno sempre più...ascoltando fatti e racconti di colleghi,studiando la biografia di molti artisti noti,che la loro vita come la mia è segnata da fatti tragici,delusioni e sofferenze continue...allora mi domando e dico....MA LA VITA DI UN 'ARTISTA è DESTINATA AD ESSERE COSì?
Sembra quasi impossibile che tocchi sempre a me...in "attimi" la mia vita viene bucata,viene bruciata anche la mia fantasia...come un vento gelido che spazza via tutta la poesia.
E da queste sofferenze che nascono le migliori opere,dove l'artista attraverso il dolore riesce a esprimere il suo pensiero ed è per questo che :"OGNI OPERA D'ARTE è FIGLIA DEL SUO TEMPO E SPESSO MADRE DEI NOSTRI SENTIMENTI".
Quando persi mia madre avevo 19 anni,l'arte da quel momento per me è diventato elemento di sfogo e indispensabile,devo un GRAZIE maggiore non solo alle persone che mi sono state vicino,e che ancora oggi lo sono,ma a lei...L'ARTE,dove riesco a esprimere tutta me stessa.
Grazie a lei ho avuto la forza di andare avanti,ad esternare quel dolore che tutt'ora è ancora presente in me.Ricordo che in quel periodo dipingevo su fogli con gli acquerelli,da allora sono passati 4 lunghi anni e solo oggi ho deciso di riportare quell'acquerello su tela dal titolo "IL GRIDO"(PHOTOGALLERY_le mie opere).
Crescendo ho avuto varie esperienze della vita sempre in chiave deludenti,iniziai a vivere male che non credevo piu' nei valori che i miei genitori mi avevano insegnato...ero come morta dentro ,la mia persona c'era ma la mia anima ,la mia mente,il mio cuore cerchevano quello che per me ormai non esisteva....e incominciai a vivere in solitudine,un tema che sopraggiunge chiunque e in qualsisi momento,anche quando si è circondati da persone che si amano.
Per me la solitudine non era solo un essenza di persone intorno a me ,bensì un sentimento che mi faceva sentire la nostalgia per il passato e la paura del futuro....quello che ancora oggi provo!
Ma nello stesso momento questo mi spingeva a cercare,in forma disperata una compagnia,pensando che così sarei riuscita a scacciare quel sentimento.
E mi ritrovavo da sola in una stanza dove mi sentivo come un cane bastonato dalla rabbia di chi amare piu' non sapeva...e nacque così il dipinto "SOLITUDINE".
Un bel giorno il sole incomincio' a splendere anche per me...ma la mia felicità è durata poco, tre delusioni contemporaneamente...sono quelle che vivo ancora ...mi sento una donna senza piu' fortuna...e nasce così il dipinto "SOLITUDO"(PHOTOGALLERY_le mie opere).
Ma so' bene che se alla vita se tu sorridi lei ti sorriderà,quindi se la vita non è vita si cerca la propria strada senza tornare indietro mai...perchè sognare non fa male mai.
Artista Giusy De Simone
2月3日 AD UNA PERSONA SPECIALE
DEDICATO A TE...
Oggi ho deciso di mettere in pubblico per la prima volta ,un qualcosa di molto personale....voglio che questa storia la conosca tutto il mondo......per chiudere con il passato e ricominciare a guardare avanti con le novità che mi si presenteranno.
Tutto è iniziato il 9 aprile 2007 …giorno di Pasqua…ricordi? Dicono che in Chat non ci si può innamorare, che tutti quelli che si conoscono sono solo degli stupidi che alla fine ti vogliono incontrare con un unico scopo...ma non è sempre così. Stavo vivendo una storia un po’ particolare con un ragazzo... le mie giornate erano tutte uguali, non facevo altro che piangere perché non riuscivo a capire lui cos’era che pretendeva da me... così un giorno decisi di iscrivermi in una chat “YAHOO”...ma non alla ricerca del principe azzurro, quello che tutte le donne sognano, oppure del grande amore o addirittura della così ricercata FELICITà... Ma che significavano queste parole, ma perché esistevano? Ormai vivevo così male che non credevo nei valori che i miei genitori mi avevano insegnato... ero come morta dentro, la mia persona c'era ma la mia anima, la mia mente ,il mio cuore cercavano quello che per me ormai non esisteva... ma mi sono dovuta ricredere e questo solo grazie a te... Ci siamo conosciuti in Chat, Ci siamo conosciuti per caso... Si perchè quel giorno io non dovevo esserci... Ma quello è stato davvero un caso fortunato perchè mi ha permesso di conoscere una persona speciale come te... Tutto è partito da una tua frase detta per prendermi in giro…non so perchè hai voluto aprirmi alla tua anima... hai voluto farti conoscere... e da quel giorno sei entrato dentro di me e non ne sei più uscito mi sei stato vicino in un momento difficile della mia vita e mi hai dato la forza di fare quello che non avevo mai fatto... di dimenticare quell’uomo se (così si può definire)...che mi ha solo distrutto la vita….solo grazie a te ho ritrovato quello che mi era stato tolto,il sorriso, ma soprattutto mi hai fatto capire che vuol dire amare veramente... Eri il mio primo pensiero al mattino e l'ultimo alla sera, avrei voluto essere il tuo raggio di sole che ogni giorno ti viene a svegliare per farti respirare per farti vivere di me...oppure la prima stella che ogni sera vedi brillare perchè così i tuoi occhi sanno che ti guardo e che sono sempre con te... lo specchio che ti parla e che ad ogni tua domanda ti risponda che al mondo te sei sempre il più bello ed unico. Adesso mi manchi e lo sai, tornerei con te anche subito, ma questo mio racconto è scritto solo perché la nostra storia non venga mai dimenticata, ma dopo questo mio gesto, io chiudo col passato e cerco di guardare avanti... sono stata bene con te, tanto o forse troppo... Ma il destino ha voluto così! Sai quante volte avrei voluto toccarti, abbracciarti, baciarti... Sai quante volte ho immaginato tutto e di più…..Ma tu hai bisogno di amore ,di una persona che condivide insieme a te tutto …e più i giorni passano e più lo capisco. Più il tempo passa e più mi rendo conto che non bisogna sognare ma agire perchè tutto è sfuggente. So cosa avrei potuto darti, sicuramente avrei fatto di tutto,però non così,siamo troppo distanti. Non smetto di pensarti e spesso continuo a chiedermi:... Perchè a me? ? ? Perchè proprio a noi doveva andare così??? Quante volte ho chiesto a Dio del perchè del mio destino... io risposte non ne ho avute, ma una cosa la so... e cioè io senza di te non so stare. Ho bisogno della presenza delle tue parole... Ho bisogno di te... dei nostri “litigi” di quella sera che per la prima volta ho pianto...Tutto questo mi sembrava impossibile ma da quando ti avevo avuto “accanto” mi hai fatto cambiare in molte cose. Non ti ho detto mai ti amo perchè sai la tipa che sono e come la pensavo, che avrei voluto dirtelo di persona... ma nel momento in cui finalmente sarei riuscita a dirtelo...tutto è finito….così da 1h all’altra! Spero solo che in qualche modo potrai sapere quello che provo per te! Il mio desiderio più grande sarebbe quello di vederti, parlarti, toccarti, dirti quanto ti ho amato segretamente e quanto conti per me. Chiedo in ginocchio a qualcuno lassù anche se dovrò aspettare mille anni che mi esaudisca,perché "Oggi ho fatto un puzzle e mi manca un pezzo: tu". Grazie di tutto... Ti voglio infinitamente bene...non dimenticarlo mai…ma soprattutto non dimenticarmi mai…anche quando un giorno entrerà nella tua vita un’altra persona....(anche se si sa,che le persone non si dimenticano, ma vengono messe da parte,e tutte le attenzioni vanno alla nuova persona,cosa normalissima). Ti Auguro tante cose belle,guarda avanti,che sicuramente,incrocerai gli okki di qualcuna altra persona che si perderanno nei tuoi. Infiniti baci x te… Giusy De Simone12月19日 PREFAZIONI & TAOPREFAZIONI
TAO
1月18日 SOLITUDINE!!!SOLITUDINE
l'Artista Giusy De Simone,tratta per ben due volte il tema "LA SOLITUDINE".
La "SOLITUDINE" è un tema che sopraggiunge chiunque,e in qualsiasi momento,anche quando si è circondati da persone che ci amano.
La "SOLITUDINE" non è sempre l'assenza di persone intorno a noi,bensì un sentimento che ci fa sentire nostalgia per il passato e paura per il fututo.Questo ci spinge a cercare,in forma disperata,una compagnia,pensando che così riusciremo a scacciare quel sentimento.....
_"SOLITUDINE NE' SENTO IN QUESTA STANZA,
DOVE DI GENTE NUOVA NON NE' MANCA MAI...
IO MI SENTO COME UN CANE BASTONATO
DALLA RABBIA DI CHI AMARE PIU' NON SA'....."_ (strofa tratta da una canzone)
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_"Solitudo come una donna sola
quando vede in certe ore dentro al cielo la sua vanità sola come un'isola un po chiusa fuori dal tempo abbandonata dentro al mare non comunica donna senza amore senza uscire mai di casa qualche volta appena accompagnate mentre la vita se ne va solitudo e ti proteggi come puoi l'hai nutrita di silenzi quando si e quando no Tu,esistere o lasciarsi andare tu in questo po di vita dove tutto va Solitudo nell'autunno della vita tua donna sola senza più fortuna nelle tue mani non ci sta niente più sei rimasta chiusa qui occhi chiari ad aspettare quel tuo uomo che non viene mai questo amore emigrante in mano a pochi e agli altri niente sguardi di partenze e addìi se si sapesse dove va donne donne sole qualche volta accompagnate ora un po dimenticate quando si e quando no per tutta questa solitudine
mai detta mai...."_ (strofa tratta da una canzone)
12月23日 IL VALORE DELLA PAROLA "AMICIZIA"La Bibbia mi ha insegnato che chi trova un amico trova un tesoro,perchè è triste non avere nessuno su cui poter contare davvero ed al quale dare il meglio di noi .La vera amicizia cosiste in un sereno scambio di dare e di avere fatto senza secondi fini,senza preconcetti nè riserve.Un'amicizia così intensa non è semplice da trovare, non si compra al mercato nè si vede esposta in vetrina.Per costruire un' amicizia sincera,limpida e tenera occorrono sacrificio,rinuncia,pazienza,impegno.Esere amici per me significa avere la consapevolezza di possedere qualcosa di assolutamente prezioso per cui valga la pena di sacrificare il proprio il proprio tempo migliore ,darsi completamente,sforzarsi di capire l'altro.Per far questo occorre agire con intelligenza e con generosita';essere disposti a dare tanto anche se si riceve poco;sentirsi sempre disponibili senza mai fare i conti di quanto si è dato e di quanto ci è stato reso.L'amicizia è preziosa quanto l'amore,ha la stessa legge dell'amore;<<fate agli altri quello che gli altri facciano a voi>>.
L'amicizia vera,dolce,paziente,serena,attenta,viva,profonda puo' essere anche piu' forte dell'amore.Essa è il risultato di una grande ricchezza interiore.Tutti hanno bisogno di un amico.Nessun uomo puo' nascere e vivere isolato;ciascun uomo nasce e vive per appartenere ad una societa' di uomini.Avere amici,saperseli conquistare,saperli mantenere attraverso un lavoro fatto di discrezione,di silenzio,di sensibilita',di attenzione significa credere nell'amore ed esserne profondamenti ricchi.La vita a volte ci riserva delle delusioni,credo che sia capitato a chiunque di contare su qualcuno,considerarlo amico per la pelle e poi rendersi conto che quel qualcuno,quando davvero avevamo bisogno della sua amicizia,non sapeva starci accanto,creava intorno a noi un grande vuoto e ci lasciava da soli.Quando vince l'egoismo quotidiano,quando c'è avarizia di sentimenti veri ed autentici non si puo' parlare di amicizia.Non sempre le persone che ci risultano simpatiche,quelle con le quali ci piacerebbe avere un rapporto di stima e fiducia sono potenziali amici.L'amicizia si fonda su un qualcosa di piu' profondo di una semplice simpatia;per essere amici non è sufficiente trovarsi d'accordo su qualcosa,su qualche aspetto della vita.Un'alleanza provvisoria è destinata a finire quando finisce l'interesse.L'amicizia vera,invece,è duratura perchè si basa su un dialogo intimo,sulla chiarezza,sul dono di se',sull' impegno a sostenersi a vicenda.Quando vi sono questi presupposti le riserve non sono consentite,i calcoli e gli interessi egoistici non sono pensabili.Ecco allora che si apre avanti una strada ampissima,una strada che ha il silenzio e la fiducia delle strade dell'amore.In un mondo oscurato dall'ipocrisia,in una societa' caratterizzata da una staticita' solenne,da pochezza di sentimenti autentici,da unioni farraginose di ombre :L'AMICIZIA E' UN GRANDE FARO CHE RISCHIARA LA NOTTE.
by Giusy De Simone 12月21日 LETTERA DI UN AMICOEsiste una forza chiamata speranza,rafforzata ulteriormente dalla sincerita' che ci permettono di andare avanti,anche quando sembra impossibile.Ma tutto questo non sarebbe sufficiente se non avessimo fede.E' difficile restare fermi dinanzi a cio' a cui teniamo,vorremmo che le cose non fossero così ostacolate dalla vita,dalla realta' e anche da noi stessi.Ma l'importante ,se teniamo veramente e sinceramente ad una persona,ad un 'amicizia che è solo stata seminata e avere pazienza(e questo è un surrogato della fede e speranza),ma piu' che altro è essere sinceri ...la vera forza costa dolore,avvilimento ma potrebbe aprire portoni e tenerli aperti a lungo,solo che non è così facile perchè la vita spesso rema contro di noi,per metterci continuamente alla prova,ma dobbiamo rialzarci!...sempre!!!e continuare incessantemente a sperare,anche quando la ragione ed i fatti dimostrano il contrario.L'affetto che dai non è mai perso,agisce forse anestesizzato ma agisce e,il tempo dara' o cmq puo' dare frutti ke ci faranno dimenticare la sofferenza.
FORZA!!!!
By Salvatore T. 12月17日 AUGURI!!! Ogni annno , ci sono persone che soffrono!!!
Per molti tutto sara' per la prima volta , specie quando viene a mancare una persona a noi molto cara.
Immagino che ,a tutte queste persone come me alla quale sono venute a mancare persone care, verranno in mente mille volte i Natali ed ogni singolo momento trascorso prima di quella inaspettata e terribile data di morte.
So' bene che questi ricordi danno dolore e credetemi vorrei potervi dire che si possono evitare , ma so' che non è così . Allora , vi dico , di provare a mettere un sorriso accanto ad ogni lacrima che vi scendera' sul volto perchè i miei e i vostri sono ricordi d' amore , perchè queste persone ci amavano intensamente e perchè cio' che ci hanno lasciato puo' continuare ad essere vissuto in pienezza , senza di loro ma come loro farebbero , come ci hanno insegnato.
A Natale ognuno punta lo sguardo sul piccolo spazio della grotta di Betlemme.Quest'anno gli occhi e il cuore di molte persone saranno altrove , ma vi AUGURO sinceramente di riuscire comunque ad accogliere la tenerezza divina di Gesu' che nasce.
BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO!!!!
Tanti AUGURI di Buon Natale a tutti i miei cari amici, augurando loro tutto il bene che meritano,tanta felicita' ,tutte le cose belle che desiderano e che sia un 'ANNO NUOVO pieno d'amore...AUGURI AUGURI AUGuri!!!
L'Artista Giusy De Simone
PASQUA
E' PASQUA ...rendiamo Grazie a Cristo risorto per il meraviglioso dono della vita.
Auguro a tutti di trascorrere una Felicissima Pasqua ed i migliori Auguri per una stagione di dolci scoperte, e perckè nn approfittare di questo giorno per riappacificarsi,mettendo via tante incomprensioni?...pensiamoci!
AUGURI AUGURI AUGURI!!!
L'Artista Giusy De Simone
11月25日 BENVENUTI!!!GRAZIE!!!
Finalmente sono riuscita a realizzare non un blog ma il sito che volevo.
BENVENUTI!!!
Ho cercato di realizzare un sito che non sia solo un contenitore egocentrico dell' Artista Giusy De Simone:ma che possa essere un luogo di ritrovo e soprattutto di scambio di opinioni:utile a piu' persone possibili dove ognuno abbia la possibilita' di svagarsi e di dire la sua in piena liberta' e tranquillita'.
Citando una frase di Voltaire,menzionata da Benigni,vi ringrazio per aver visitato il sito dell'Artista Giusy De Simone evi invito a partecipare al forum.
"IO NON SONO D' ACCORDO CON QUELLO CHE TU DICI;MA DAREI LA VITA PERCHE' TU LO POSSA DIRE".
Voltaire
FORUM:Kandinskij affermo' che "Ogni opera d'Arte è figlia del suo tempo,e spesso è madre dei nostri sentimenti",siete d'accordo?
11月20日 LETTERA DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II AGLI ARTISTI 1999...LETTERA DEL PAPA 1999
A quanti con appassionata dedizione « Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona » (Gn 1,31).
L'artista, immagine di Dio Creatore 1. Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue mani. Una vibrazione di quel sentimento si è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme, avete ammirato l'opera del vostro estro, avvertendovi quasi l'eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi. Per questo mi è sembrato non ci fossero parole più appropriate di quelle della Genesi per iniziare questa mia Lettera a voi, ai quali mi sento legato da esperienze che risalgono molto indietro nel tempo ed hanno segnato indelebilmente la mia vita. Con questo scritto intendo mettermi sulla strada di quel fecondo colloquio della Chiesa con gli artisti che in duemila anni di storia non si è mai interrotto, e si prospetta ancora ricco di futuro alle soglie del terzo millennio. In realtà, si tratta di un dialogo non dettato solamente da circostanze storiche o da motivi funzionali, ma radicato nell'essenza stessa sia dell'esperienza religiosa che della creazione artistica. La pagina iniziale della Bibbia ci presenta Dio quasi come il modello esemplare di ogni persona che produce un'opera: nell'uomo artefice si rispecchia la sua immagine di Creatore. Questa relazione è evocata con particolare evidenza nella lingua polacca, grazie alla vicinanza lessicale fra le parole stwórca (creatore) e twórca (artefice). Qual è la differenza tra « creatore » ed « artefice? » Chi crea dona l'essere stesso, trae qualcosa dal nulla — ex nihilo sui et subiecti, si usa dire in latino — e questo, in senso stretto, è modo di procedere proprio soltanto dell'Onnipotente. L'artefice, invece, utilizza qualcosa di già esistente, a cui dà forma e significato. Questo modo di agire è peculiare dell'uomo in quanto immagine di Dio. Dopo aver detto, infatti, che Dio creò l'uomo e la donna « a sua immagine » (cfr Gn 1,27), la Bibbia aggiunge che affidò loro il compito di dominare la terra (cfr Gn 1,28). Fu l'ultimo giorno della creazione (cfr Gn 1,28-31). Nei giorni precedenti, quasi scandendo il ritmo dell'evoluzione cosmica, Jahvé aveva creato l'universo. Al termine creò l'uomo, il frutto più nobile del suo progetto, al quale sottomise il mondo visibile, come immenso campo in cui esprimere la sua capacità inventiva. Dio ha, dunque, chiamato all'esistenza l'uomo trasmettendogli il compito di essere artefice. Nella « creazione artistica » l'uomo si rivela più che mai « immagine di Dio », e realizza questo compito prima di tutto plasmando la stupenda « materia » della propria umanità e poi anche esercitando un dominio creativo sull'universo che lo circonda. L'Artista divino, con amorevole condiscendenza, trasmette una scintilla della sua trascendente sapienza all'artista umano, chiamandolo a condividere la sua potenza creatrice. E ovviamente una partecipazione, che lascia intatta l'infinita distanza tra il Creatore e la creatura, come sottolineava il Cardinale Nicolò Cusano: « L'arte creativa, che l'anima ha la fortuna di ospitare, non s'identifica con quell'arte per essenza che è Dio, ma di essa è soltanto una comunicazione ed una partecipazione ».(1) Per questo l'artista, quanto più consapevole del suo « dono », tanto più è spinto a guardare a se stesso e all'intero creato con occhi capaci di contemplare e ringraziare, elevando a Dio il suo inno di lode. Solo così egli può comprendere a fondo se stesso, la propria vocazione e la propria missione. La speciale vocazione dell'artista 2. Non tutti sono chiamati ad essere artisti nel senso specifico del termine. Secondo l'espressione della Genesi, tuttavia, ad ogni uomo è affidato il compito di essere artefice della propria vita: in un certo senso, egli deve farne un'opera d'arte, un capolavoro. E importante cogliere la distinzione, ma anche la connessione, tra questi due versanti dell'attività umana. La distinzione è evidente. Una cosa, infatti, è la disposizione grazie alla quale l'essere umano è l'autore dei propri atti ed è responsabile del loro valore morale, altra cosa è la disposizione per cui egli è artista, sa agire cioè secondo le esigenze dell'arte, accogliendone con fedeltà gli specifici dettami.(2) Per questo l'artista è capace di produrre oggetti, ma ciò, di per sé, non dice ancora nulla delle sue disposizioni morali. Qui, infatti, non si tratta di plasmare se stesso, di formare la propria personalità, ma soltanto di mettere a frutto capacità operative, dando forma estetica alle idee concepite con la mente. Ma se la distinzione è fondamentale, non meno importante è la connessione tra queste due disposizioni, la morale e l'artistica. Esse si condizionano reciprocamente in modo profondo. Nel modellare un'opera, l'artista esprime di fatto se stesso a tal punto che la sua produzione costituisce un riflesso singolare del suo essere, di ciò che egli è e di come lo è. Ciò trova innumerevoli conferme nella storia dell'umanità. L'artista, infatti, quando plasma un capolavoro, non soltanto chiama in vita la sua opera, ma per mezzo di essa, in un certo modo, svela anche la propria personalità. Nell'arte egli trova una dimensione nuova e uno straordinario canale d'espressione per la sua crescita spirituale. Attraverso le opere realizzate, l'artista parla e comunica con gli altri. La storia dell'arte, perciò, non è soltanto storia di opere, ma anche di uomini. Le opere d'arte parlano dei loro autori, introducono alla conoscenza del loro intimo e rivelano l'originale contributo da essi offerto alla storia della cultura. La vocazione artistica a servizio della bellezza 3. Scrive un noto poeta polacco, Cyprian Norwid: « La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere ».(3) Il tema della bellezza è qualificante per un discorso sull'arte. Esso si è già affacciato, quando ho sottolineato lo sguardo compiaciuto di Dio di fronte alla creazione. Nel rilevare che quanto aveva creato era cosa buona, Dio vide anche che era cosa bella.(4) Il rapporto tra buono e bello suscita riflessioni stimolanti. La bellezza è in un certo senso l'espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza. Lo avevano ben capito i Greci che, fondendo insieme i due concetti, coniarono una locuzione che li abbraccia entrambi: « kalokagathía« , ossia « bellezza-bontà ». Platone scrive al riguardo: « La potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello ».(5) E vivendo ed operando che l'uomo stabilisce il proprio rapporto con l'essere, con la verità e con il bene. L'artista vive una peculiare relazione con la bellezza. In un senso molto vero si può dire che la bellezza è la vocazione a lui rivolta dal Creatore col dono del « talento artistico ». E, certo, anche questo è un talento da far fruttare, nella logica della parabola evangelica dei talenti (cfr Mt 25,14-30). Tocchiamo qui un punto essenziale. Chi avverte in sé questa sorta di scintilla divina che è la vocazione artistica — di poeta, di scrittore, di pittore, di scultore, di architetto, di musicista, di attore... — avverte al tempo stesso l'obbligo di non sprecare questo talento, ma di svilupparlo, per metterlo a servizio del prossimo e di tutta l'umanità. L'artista ed il bene comune 4. La società, in effetti, ha bisogno di artisti, come ha bisogno di scienziati, di tecnici, di lavoratori, di professionisti, di testimoni della fede, di maestri, di padri e di madri, che garantiscano la crescita della persona e lo sviluppo della comunità attraverso quell'altissima forma di arte che è « l'arte educativa ». Nel vasto panorama culturale di ogni nazione, gli artisti hanno il loro specifico posto. Proprio mentre obbediscono al loro estro, nella realizzazione di opere veramente valide e belle, essi non solo arricchiscono il patrimonio culturale di ciascuna nazione e dell'intera umanità, ma rendono anche un servizio sociale qualificato a vantaggio del bene comune. La differente vocazione di ogni artista, mentre determina l'ambito del suo servizio, indica i compiti che deve assumersi, il duro lavoro a cui deve sottostare, la responsabilità che deve affrontare. Un artista consapevole di tutto ciò sa anche di dover operare senza lasciarsi dominare dalla ricerca di gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, ed ancor meno dal calcolo di un possibile profitto personale. C'è dunque un'etica, anzi una « spiritualità » del servizio artistico, che a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo. Proprio a questo sembra voler alludere Cyprian Norwid quando afferma: « La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere ». L'arte davanti al mistero del Verbo incarnato 5. La Legge dell'Antico Testamento presenta un esplicito divieto di raffigurare Dio invisibile ed inesprimibile con l'aiuto di « un'immagine scolpita o di metallo fuso » (Dt 27,15), perché Dio trascende ogni raffigurazione materiale: « Io sono colui che sono » (Es 3,14). Nel mistero dell'Incarnazione, tuttavia, il Figlio di Dio in persona si è reso visibile: « Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna » (Gal 4,4). Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo, il quale è diventato così « il centro a cui riferirsi per poter comprendere l'enigma dell'esistenza umana, del mondo creato e di Dio stesso ».(6) Questa fondamentale manifestazione del « Dio-Mistero » si pose come incoraggiamento e sfida per i cristiani, anche sul piano della creazione artistica. Ne è scaturita una fioritura di bellezza che proprio da qui, dal mistero dell'Incarnazione, ha tratto la sua linfa. Facendosi uomo, infatti, il Figlio di Dio ha introdotto nella storia dell'umanità tutta la ricchezza evangelica della verità e del bene, e con essa ha svelato anche una nuova dimensione della bellezza: il messaggio evangelico ne è colmo fino all'orlo. La Sacra Scrittura è diventata così una sorta di « immenso vocabolario » (P. Claudel) e di « atlante iconografico » (M. Chagall), a cui hanno attinto la cultura e l'arte cristiana. Lo stesso Antico Testamento, interpretato alla luce del Nuovo, ha manifestato filoni inesauribili di ispirazione. A partire dai racconti della creazione, del peccato, del diluvio, del ciclo dei Patriarchi, degli eventi dell'esodo, fino a tanti altri episodi e personaggi della storia della salvezza, il testo biblico ha acceso l'immaginazione di pittori, poeti, musicisti, autori di teatro e di cinema. Una figura come quella di Giobbe, per fare solo un esempio, con la sua bruciante e sempre attuale problematica del dolore, continua a suscitare insieme l'interesse filosofico e quello letterario ed artistico. E che dire poi del Nuovo Testamento? Dalla Natività al Golgota, dalla Trasfigurazione alla Risurrezione, dai miracoli agli insegnamenti di Cristo, fino agli eventi narrati negli Atti degli Apostoli o prospettati dall'Apocalisse in chiave escatologica, innumerevoli volte la parola biblica si è fatta immagine, musica, poesia, evocando con il linguaggio dell'arte il mistero del « Verbo fatto carne ». Nella storia della cultura tutto ciò costituisce un ampio capitolo di fede e di bellezza. Ne hanno beneficiato soprattutto i credenti per la loro esperienza di preghiera e di vita. Per molti di essi, in epoche di scarsa alfabetizzazione, le espressioni figurative della Bibbia rappresentarono persino una concreta mediazione catechetica.(7) Ma per tutti, credenti e non, le realizzazioni artistiche ispirate alla Scrittura rimangono un riflesso del mistero insondabile che avvolge ed abita il mondo. Tra Vangelo ed arte un'alleanza feconda 6. In effetti, ogni autentica intuizione artistica va oltre ciò che percepiscono i sensi e, penetrando la realtà, si sforza di interpretarne il mistero nascosto. Essa scaturisce dal profondo dell'animo umano, là dove l'aspirazione a dare un senso alla propria vita si accompagna alla percezione fugace della bellezza e della misteriosa unità delle cose. Un'esperienza condivisa da tutti gli artisti è quella del divario incolmabile che esiste tra l'opera delle loro mani, per quanto riuscita essa sia, e la perfezione folgorante della bellezza percepita nel fervore del momento creativo: quanto essi riescono ad esprimere in ciò che dipingono, scolpiscono, creano non è che un barlume di quello splendore che è balenato per qualche istante davanti agli occhi del loro spirito. Di questo il credente non si meraviglia: egli sa di essersi affacciato per un attimo su quell'abisso di luce che ha in Dio la sua sorgente originaria. C'è forse da stupirsi se lo spirito ne resta come sopraffatto al punto da non sapersi esprimere che con balbettamenti? Nessuno più del vero artista è pronto a riconoscere il suo limite ed a far proprie le parole dell'apostolo Paolo, secondo il quale Dio « non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo », così che « non dobbiamo pensare che la Divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana » (At 17,24.29). Se già l'intima realtà delle cose sta sempre « al di là » delle capacità di penetrazione umana, quanto più Dio nelle profondità del suo insondabile mistero! Di altra natura è la conoscenza di fede: essa suppone un incontro personale con Dio in Gesù Cristo. Anche questa conoscenza, tuttavia, può trarre giovamento dall'intuizione artistica. Modello eloquente di una contemplazione estetica che si sublima nella fede sono, ad esempio, le opere del Beato Angelico. Non meno significativa è, a questo proposito, la lauda estatica, che san Francesco d'Assisi ripete due volte nella chartula redatta dopo aver ricevuto sul monte della Verna le stimmate di Cristo: « Tu sei bellezza... Tu sei bellezza! ».(8) San Bonaventura commenta: « Contemplava nelle cose belle il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto ».(9) Un approccio non dissimile si riscontra nella spiritualità orientale, ove Cristo è qualificato come « il Bellissimo di bellezza più di tutti i mortali ».(10) Macario il Grande commenta così la bellezza trasfigurante e liberatrice del Risorto: « L'anima che è stata pienamente illuminata dalla bellezza indicibile della gloria luminosa del volto di Cristo, è ricolma dello Spirito Santo... è tutta occhio, tutta luce, tutta volto ».(11) Ogni forma autentica d'arte è, a suo modo, una via d'accesso alla realtà più profonda dell'uomo e del mondo. Come tale, essa costituisce un approccio molto valido all'orizzonte della fede, in cui la vicenda umana trova la sua interpretazione compiuta. Ecco perché la pienezza evangelica della verità non poteva non suscitare fin dall'inizio l'interesse degli artisti, sensibili per loro natura a tutte le manifestazioni dell'intima bellezza della realtà. I primordi 7. L'arte che il cristianesimo incontrò ai suoi inizi era il frutto maturo del mondo classico, ne esprimeva i canoni estetici e al tempo stesso ne veicolava i valori. La fede imponeva ai cristiani, come nel campo della vita e del pensiero, anche in quello dell'arte, un discernimento che non consentiva la ricezione automatica di questo patrimonio. L'arte di ispirazione cristiana cominciò così in sordina, strettamente legata al bisogno dei credenti di elaborare dei segni con cui esprimere, sulla base della Scrittura, i misteri della fede e insieme un « codice simbolico », attraverso cui riconoscersi e identificarsi specie nei tempi difficili delle persecuzioni. Chi non ricorda quei simboli che furono anche i primi accenni di un'arte pittorica e plastica? Il pesce, i pani, il pastore, evocavano il mistero diventando, quasi insensibilmente, abbozzi di un'arte nuova. Quando ai cristiani, con l'editto di Costantino, fu concesso di esprimersi in piena libertà, l'arte divenne un canale privilegiato di manifestazione della fede. Lo spazio cominciò a fiorire di maestose basiliche, in cui i canoni architettonici dell'antico paganesimo venivano ripresi e insieme piegati alle esigenze del nuovo culto. Come non ricordare almeno l'antica Basilica di San Pietro e quella di San Giovanni in Laterano, costruite a spese dello stesso Costantino? O, per gli splendori dell'arte bizantina, la Haghia Sophía di Costantinopoli voluta da Giustiniano? Mentre l'architettura disegnava lo spazio sacro, progressivamente il bisogno di contemplare il mistero e di proporlo in modo immediato ai semplici spinse alle iniziali espressioni dell'arte pittorica e scultorea. Insieme sorgevano i primi abbozzi di un'arte della parola e del suono, e se Agostino, fra i tanti temi della sua produzione, includeva anche un De musica, Ilario, Ambrogio, Prudenzio, Efrem il Siro, Gregorio di Nazianzo, Paolino di Nola, per non citare che alcuni nomi, si facevano promotori di una poesia cristiana che spesso raggiunge un alto valore non solo teologico ma anche letterario. Il loro programma poetico valorizzava forme ereditate dai classici, ma attingeva alla pura linfa del Vangelo, come efficacemente sentenziava il santo poeta nolano: « La nostra unica arte è la fede e Cristo è il nostro canto ».(12) Gregorio Magno, per parte sua, qualche tempo più tardi poneva con la compilazione dell'Antiphonarium la premessa per lo sviluppo organico di quella musica sacra così originale che da lui ha preso nome. Con le sue ispirate modulazioni il Canto gregoriano diverrà nei secoli la tipica espressione melodica della fede della Chiesa durante la celebrazione liturgica dei sacri Misteri. Il « bello » si coniugava così col « vero », perché anche attraverso le vie dell'arte gli animi fossero rapiti dal sensibile all'eterno. In questo cammino non mancarono momenti difficili. Proprio sul tema della rappresentazione del mistero cristiano l'antichità conobbe un'aspra controversia passata alla storia col nome di « lotta iconoclasta ». Le immagini sacre, ormai diffuse nella devozione del popolo di Dio, furono fatte oggetto di una violenta contestazione. Il Concilio celebrato a Nicea nel 787, che stabilì la liceità delle immagini e del loro culto, fu un avvenimento storico non solo per la fede, ma per la stessa cultura. L'argomento decisivo a cui i Vescovi si appellarono per dirimere la controversia fu il mistero dell'Incarnazione: se il Figlio di Dio è entrato nel mondo delle realtà visibili, gettando un ponte mediante la sua umanità tra il visibile e l'invisibile, analogamente si può pensare che una rappresentazione del mistero possa essere usata, nella logica del segno, come evocazione sensibile del mistero. L'icona non è venerata per se stessa, ma rinvia al soggetto che rappresenta.(13) Il Medioevo 8. I secoli che seguirono furono testimoni di un grande sviluppo dell'arte cristiana. In Oriente continuò a fiorire l'arte delle icone, legata a significativi canoni teologici ed estetici e sorretta dalla convinzione che, in un certo senso, l'icona è un sacramento: analogamente, infatti, a quanto avviene nei Sacramenti, essa rende presente il mistero dell'Incarnazione nell'uno o nell'altro suo aspetto. Proprio per questo la bellezza dell'icona può essere soprattutto gustata all'interno di un tempio con lampade che ardono e suscitano nella penombra infiniti riflessi di luce. Scrive in proposito Pavel Florenskij: « L'oro, barbaro, pesante, futile nella luce diffusa del giorno, con la luce tremolante di una lampada o di una candela si ravviva, poiché sfavilla di miriadi di scintille, ora qui ora là, facendo presentire altre luci non terrestri che riempiono lo spazio celeste ».(14) In Occidente i punti di vista da cui partono gli artisti sono i più vari, in dipendenza anche dalle convinzioni di fondo presenti nell'ambiente culturale del loro tempo. Il patrimonio artistico che s'è venuto accumulando nel corso dei secoli annovera una vastissima fioritura di opere sacre altamente ispirate, che lasciano anche l'osservatore di oggi colmo di ammirazione. Restano in primo piano le grandi costruzioni del culto, in cui la funzionalità si sposa sempre all'estro, e quest'ultimo si lascia ispirare dal senso del bello e dall'intuizione del mistero. Ne nascono gli stili ben noti alla storia dell'arte. La forza e la semplicità del romanico, espressa nelle cattedrali o nei complessi abbaziali, si va gradatamente sviluppando negli slanci e negli splendori del gotico. Dentro queste forme, non c'è solo il genio di un artista, ma l'animo di un popolo. Nei giochi delle luci e delle ombre, nelle forme ora massicce ora slanciate, intervengono certo considerazioni di tecnica strutturale, ma anche tensioni proprie dell'esperienza di Dio, mistero « tremendo » e « fascinoso ». Come sintetizzare in pochi cenni, e per le diverse espressioni dell'arte, la potenza creativa dei lunghi secoli del medioevo cristiano? Un'intera cultura, pur nei limiti sempre presenti dell'umano, si era impregnata di Vangelo, e dove il pensiero teologico realizzava la Summa di S. Tommaso, l'arte delle chiese piegava la materia all'adorazione del mistero, mentre un mirabile poeta come Dante Alighieri poteva comporre « il poema sacro, al quale ha posto mano e cielo e terra »,(15) come egli stesso qualifica la Divina Commedia. Umanesimo e Rinascimento 9. La felice temperie culturale, da cui germoglia la straordinaria fioritura artistica dell'Umanesimo e del Rinascimento, ha riflessi significativi anche sul modo in cui gli artisti di questo periodo si rapportano al tema religioso. Naturalmente le ispirazioni sono variegate quanto lo sono i loro stili, o almeno quelli dei più grandi tra essi. Ma non è nelle mie intenzioni richiamare cose che voi, artisti, ben conoscete. Vorrei piuttosto, scrivendovi da questo Palazzo Apostolico, che è anche uno scrigno di capolavori forse unico al mondo, farmi voce dei sommi artisti che qui hanno riversato le ricchezze del loro genio, intriso spesso di grande profondità spirituale. Da qui parla Michelangelo, che nella Cappella Sistina ha come raccolto, dalla Creazione al Giudizio Universale, il dramma e il mistero del mondo, dando volto a Dio Padre, a Cristo giudice, all'uomo nel suo faticoso cammino dalle origini al traguardo della storia. Da qui parla il genio delicato e profondo di Raffaello, additando nella varietà dei suoi dipinti, e specie nella « Disputa » della Stanza della Segnatura, il mistero della rivelazione del Dio Trinitario, che nell'Eucaristia si fa compagnia dell'uomo, e proietta luce sulle domande e le attese dell'intelligenza umana. Da qui, dalla maestosa Basilica dedicata al Principe degli Apostoli, dal colonnato che da essa si diparte come due braccia aperte ad accogliere l'umanità, parlano ancora un Bramante, un Bernini, un Borromini, un Maderno, per non citare che i maggiori, dando plasticamente il senso del mistero che fa della Chiesa una comunità universale, ospitale, madre e compagna di viaggio per ogni uomo alla ricerca di Dio. L'arte sacra ha trovato, in questo complesso straordinario, un'espressione di eccezionale potenza, raggiungendo livelli di imperituro valore insieme estetico e religioso. Ciò che sempre di più la caratterizza, sotto l'impulso dell'Umanesimo e del Rinascimento, e poi delle successive tendenze della cultura e della scienza, è un interesse crescente per l'uomo, il mondo, la realtà della storia. Questa attenzione, di per sé, non è affatto un pericolo per la fede cristiana, centrata sul mistero dell'Incarnazione, e dunque sulla valorizzazione dell'uomo da parte di Dio. Proprio i sommi artisti su menzionati ce lo dimostrano. Basterebbe pensare al modo con cui Michelangelo esprime, nelle sue pitture e sculture, la bellezza del corpo umano.(16) Del resto, anche nel nuovo clima degli ultimi secoli, in cui parte della società sembra divenusta indifferente alla fede, l'arte religiosa non ha interrotto il suo cammino. La constatazione si amplia, se dal versante delle arti figurative, passiamo a considerare il grande sviluppo che, proprio nello stesso arco di tempo, ha avuto la musica sacra, composta per le esigenze liturgiche, o anche solo legata a temi religiosi. A parte i tanti artisti che si sono dedicati principalmente ad essa — come non ricordare almeno un Pier Luigi da Palestrina, un Orlando di Lasso, un Tomás Luis de Victoria? — è noto che molti grandi compositori — da Handel a Bach, da Mozart a Schubert, da Beethoven a Berlioz, da Liszt a Verdi — ci hanno dato opere di grandissima ispirazione anche in questo campo. Verso un rinnovato dialogo 10. E vero però che nell'età moderna, accanto a questo umanesimo cristiano che ha continuato a produrre significative espressioni di cultura e di arte, si è progressivamente affermata anche una forma di umanesimo caratterizzato dall'assenza di Dio e spesso dall'opposizione a lui. Questo clima ha portato talvolta a un certo distacco tra il mondo dell'arte e quello della fede, almeno nel senso di un diminuito interesse di molti artisti per i temi religiosi. Voi sapete tuttavia che la Chiesa ha continuato a nutrire un grande apprezzamento per il valore dell'arte come tale. Questa, infatti, anche al di là delle sue espressioni più tipicamente religiose, quando è autentica, ha un'intima affinità con il mondo della fede, sicché, persino nelle condizioni di maggior distacco della cultura dalla Chiesa, proprio l'arte continua a costituire una sorta di ponte gettato verso l'esperienza religiosa. In quanto ricerca del bello, frutto di un'immaginazione che va al di là del quotidiano, essa è, per sua natura, una sorta di appello al Mistero. Persino quando scruta le profondità più oscure dell'anima o gli aspetti più sconvolgenti del male, l'artista si fa in qualche modo voce dell'universale attesa di redenzione. Si comprende, dunque, perché al dialogo con l'arte la Chiesa tenga in modo speciale e desideri che nella nostra età si realizzi una nuova alleanza con gli artisti, come auspicava il mio venerato predecessore Paolo VI nel vibrante discorso rivolto agli artisti durante lo speciale incontro nella Cappella Sistina, il 7 maggio 1964.(17) Da tale collaborazione la Chiesa si augura una rinnovata « epifania » di bellezza per il nostro tempo e adeguate risposte alle esigenze proprie della comunità cristiana. Nello spirito del Concilio Vaticano II 11. Il Concilio Vaticano II ha gettato le basi di un rinnovato rapporto fra la Chiesa e la cultura, con immediati riflessi anche per il mondo dell'arte. E un rapporto che si propone nel segno dell'amicizia, dell'apertura e del dialogo. Nella Costituzione pastorale Gaudium et spes i Padri conciliari hanno sottolineato la « grande importanza » della letteratura e delle arti nella vita dell'uomo: « Esse si sforzano, infatti, di conoscere l'indole propria dell'uomo, i suoi problemi e la sua esperienza, nello sforzo di conoscere e perfezionare se stesso e il mondo; si preoccupano di scoprire la sua situazione nella storia e nell'universo, di illustrare le sue miserie e le sue gioie, i suoi bisogni e le sue capacità, e di prospettare una migliore condizione dell'uomo ».(18) Su questa base, a conclusione del Concilio, i Padri hanno rivolto agli artisti un saluto e un appello: « Questo mondo — hanno detto — nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza, per non cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell'ammirazione ».(19) Appunto in questo spirito di profonda stima per la bellezza, la Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium aveva ricordato la storica amicizia della Chiesa per l'arte, e parlando più specificamente dell'arte sacra, « vertice » dell'arte religiosa, non aveva esitato a considerare « nobile ministero » quello degli artisti quando le loro opere sono capaci di riflettere, in qualche modo, l'infinita bellezza di Dio, e indirizzare a lui le menti degli uomini.(20) Anche grazie al loro contributo « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ».(21) Alla luce di ciò, non sorprende l'affermazione del P. Marie Dominique Chenu, secondo cui lo stesso storico della teologia farebbe opera incompleta, se non riservasse la dovuta attenzione alle realizzazioni artistiche, sia letterarie che plastiche, che costituiscono, a loro modo, « non soltanto delle illustrazioni estetiche, ma dei veri “luoghi” teologici ».(22) La Chiesa ha bisogno dell'arte 12. Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell'arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell'invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile. Ora, l'arte ha una capacità tutta sua di cogliere l'uno o l'altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme, suoni che assecondano l'intuizione di chi guarda o ascolta. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero. La Chiesa ha bisogno, in particolare, di chi sappia realizzare tutto ciò sul piano letterario e figurativo, operando con le infinite possibilità delle immagini e delle loro valenze simboliche. Cristo stesso ha utilizzato ampiamente le immagini nella sua predicazione, in piena coerenza con la scelta di diventare egli stesso, nell'Incarnazione, icona del Dio invisibile. La Chiesa ha bisogno, altresì, dei musicisti. Quante composizioni sacre sono state elaborate nel corso dei secoli da persone profondamente imbevute del senso del mistero! Innumerevoli credenti hanno alimentato la loro fede alle melodie sbocciate dal cuore di altri credenti e divenute parte della liturgia o almeno aiuto validissimo al suo decoroso svolgimento. Nel canto la fede si sperimenta come esuberanza di gioia, di amore, di fiduciosa attesa dell'intervento salvifico di Dio. La Chiesa ha bisogno di architetti, perché ha bisogno di spazi per riunire il popolo cristiano e per celebrare i misteri della salvezza. Dopo le terribili distruzioni dell'ultima guerra mondiale e l'espansione delle metropoli, una nuova generazione di architetti si è cimentata con le istanze del culto cristiano, confermando la capacità di ispirazione che il tema religioso possiede anche rispetto ai criteri architettonici del nostro tempo. Non di rado, infatti, si sono costruiti templi che sono, insieme, luoghi di preghiera ed autentiche opere d'arte. L'arte ha bisogno della Chiesa? 13. La Chiesa, dunque, ha bisogno dell'arte. Si può dire anche che l'arte abbia bisogno della Chiesa? La domanda può apparire provocatoria. In realtà, se intesa nel giusto senso, ha una sua motivazione legittima e profonda. L'artista è sempre alla ricerca del senso recondito delle cose, il suo tormento è di riuscire ad esprimere il mondo dell'ineffabile. Come non vedere allora quale grande sorgente di ispirazione possa essere per lui quella sorta di patria dell'anima che è la religione? Non è forse nell'ambito religioso che si pongono le domande personali più importanti e si cercano le risposte esistenziali definitive? Di fatto, il soggetto religioso è fra i più trattati dagli artisti di ogni epoca. La Chiesa ha fatto sempre appello alle loro capacità creative per interpretare il messaggio evangelico e la sua concreta applicazione nella vita della comunità cristiana. Questa collaborazione è stata fonte di reciproco arricchimento spirituale. In definitiva ne ha tratto vantaggio la comprensione dell'uomo, della sua autentica immagine, della sua verità. E emerso anche il peculiare legame esistente tra l'arte e la rivelazione cristiana. Ciò non vuol dire che il genio umano non abbia trovato suggestioni stimolanti anche in altri contesti religiosi. Basti ricordare l'arte antica, specialmente quella greca e romana, e quella ancora fiorente delle antichissime civiltà dell'Oriente. Resta vero, tuttavia, che il cristianesimo, in virtù del dogma centrale dell'incarnazione del Verbo di Dio, offre all'artista un orizzonte particolarmente ricco di motivi di ispirazione. Quale impoverimento sarebbe per l'arte l'abbandono del filone inesauribile del Vangelo! Appello agli artisti 14. Con questa Lettera mi rivolgo a voi, artisti del mondo intero, per confermarvi la mia stima e per contribuire al riannodarsi di una più proficua cooperazione tra l'arte e la Chiesa. Il mio è un invito a riscoprire la profondità della dimensione spirituale e religiosa che ha caratterizzato in ogni tempo l'arte nelle sue più nobili forme espressive. E in questa prospettiva che io faccio appello a voi, artisti della parola scritta e orale, del teatro e della musica, delle arti plastiche e delle più moderne tecnologie di comunicazione. Faccio appello specialmente a voi, artisti cristiani: a ciascuno vorrei ricordare che l'alleanza stretta da sempre tra Vangelo ed arte, al di là delle esigenze funzionali, implica l'invito a penetrare con intuizione creativa nel mistero del Dio incarnato e, al contempo, nel mistero dell'uomo. Ogni essere umano, in un certo senso, è sconosciuto a se stesso. Gesù Cristo non soltanto rivela Dio, ma « svela pienamente l'uomo all'uomo ».(23) In Cristo Dio ha riconciliato a sé il mondo. Tutti i credenti sono chiamati a rendere questa testimonianza; ma tocca a voi, uomini e donne che avete dedicato all'arte la vostra vita, dire con la ricchezza della vostra genialità che in Cristo il mondo è redento: è redento l'uomo, è redento il corpo umano, è redenta l'intera creazione, di cui san Paolo ha scritto che « attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio » (Rm 8,19). Essa aspetta la rivelazione dei figli di Dio anche mediante l'arte e nell'arte. E questo il vostro compito. A contatto con le opere d'arte, l'umanità di tutti i tempi — anche quella di oggi — aspetta di essere illuminata sul proprio cammino e sul proprio destino. Spirito creatore ed ispirazione artistica 15. Nella Chiesa risuona spesso l'invocazione allo Spirito Santo: Veni, Creator Spiritus ... — « Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato ».(24) Lo Spirito Santo, « il Soffio » (ruah), è Colui a cui fa cenno già il Libro della Genesi: « La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque » (1,2). Quanta affinità esiste tra le parole « soffio — spirazione » e « ispirazione »! Lo Spirito è il misterioso artista dell'universo. Nella prospettiva del terzo millennio, vorrei augurare a tutti gli artisti di poter ricevere in abbondanza il dono di quelle ispirazioni creative da cui prende inizio ogni autentica opera d'arte. Cari artisti, voi ben lo sapete, molti sono gli stimoli, interiori ed esteriori, che possono ispirare il vostro talento. Ogni autentica ispirazione, tuttavia, racchiude in sé qualche fremito di quel « soffio » con cui lo Spirito creatore pervadeva sin dall'inizio l'opera della creazione. Presiedendo alle misteriose leggi che governano l'universo, il divino soffio dello Spirito creatore s'incontra con il genio dell'uomo e ne stimola la capacità creativa. Lo raggiunge con una sorta di illuminazione interiore, che unisce insieme l'indicazione del bene e del bello, e risveglia in lui le energie della mente e del cuore rendendolo atto a concepire l'idea e a darle forma nell'opera d'arte. Si parla allora giustamente, se pure analogicamente, di « momenti di grazia », perché l'essere umano ha la possibilità di fare una qualche esperienza dell'Assoluto che lo trascende. La « Bellezza » che salva 16. Sulla soglia ormai del terzo millennio, auguro a tutti voi, artisti carissimi, di essere raggiunti da queste ispirazioni creative con intensità particolare. La bellezza che trasmetterete alle generazioni di domani sia tale da destare in esse lo stupore! Di fronte alla sacralità della vita e dell'essere umano, di fronte alle meraviglie dell'universo, l'unico atteggiamento adeguato è quello dello stupore. Da qui, dallo stupore, potrà scaturire quell'entusiasmo di cui parla Norwid nella poesia a cui mi riferivo all'inizio. Di questo entusiasmo hanno bisogno gli uomini di oggi e di domani per affrontare e superare le sfide cruciali che si annunciano all'orizzonte. Grazie ad esso l'umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino. In questo senso è stato detto con profonda intuizione che « la bellezza salverà il mondo ».(25) La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. E invito a gustare la vita e a sognare il futuro. Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell'arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come sant'Agostino ha saputo interpretare con accenti ineguagliabili: « Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! ».(26) I vostri molteplici sentieri, artisti del mondo, possano condurre tutti a quell'Oceano infinito di bellezza dove lo stupore si fa ammirazione, ebbrezza, indicibile gioia. Vi orienti ed ispiri il mistero del Cristo risorto, della cui contemplazione gioisce in questi giorni la Chiesa. Vi accompagni la Vergine Santa, la « tutta bella » che innumerevoli artisti hanno effigiato e il sommo Dante contempla negli splendori del Paradiso come « bellezza, che letizia era ne li occhi a tutti li altri santi ».(27) « Emerge dal caos il mondo dello spirito »! Dalle parole che Adam Mickiewicz scriveva in un momento di grande travaglio per la patria polacca(28) traggo un auspicio per voi: la vostra arte contribuisca all'affermarsi di una bellezza autentica che, quasi riverbero dello Spirito di Dio, trasfiguri la materia, aprendo gli animi al senso dell'eterno. Con i miei auguri più cordiali!
DAY BOOK:Un giorno di lezione...Dalla stazione di uscita museo ,mi reco in Accademia,in compagnia della mia cara amica/collega Grazia Santarpia,camminando per il lato destro(appena oltrepassato un semaforo),raggiungo l'angolo di un imponente stabile storico ottocentesco,in tufo bugnato,dall'aspetto solido e solenne:la Regia Accademia di Belle Arti di Napoli.Valicando il levigato stipite d'ottone di una bassa porticina,entro in un buio androne dove,per qualche istante,resto abbagliata dalla luce che proviene dal patio;così,in mezzo alle sagome indistinte dei ragazzi,affronto i primi gradini in pietra grigia dell'antica scala,che sale avvolta tra due muri di tempera bianca.Benchè trafolato,al mio sguardo non sfuggono i classici camei di gesso incastonati a mezza altezza nelle pareti frontali,tra le rampe e sulle porte:quei gessi,coperti di aristocratica polvere,
....Eccolo che arriva....mentre prende le chiavi e risponde frastornato al saluto,osservo,il bassorilievo posto sopra lo stipite della porta come se non lo avessi mai visto,che stavolta sembra suggerirmi qualcosa di insolito.Senza approfondire oltre,questa mia impressione,intanto il prof. spalanca la porta e, discesi i pochi gradini di imbocco,preme gli interruttori delle luci del laboratorio che si accendono con una disordinata intermittenza di lampi che,subito,rimbalzano sui metalli del torchio.In un secondo momento il laboratorio è travolto dalla rumorosa invadenza appassionata degli allievi.Tra di loro,Salvatore e Cristina conquistano velocemente i piani d'inchiostrazione,aprendo le lattine degli inchiostri:la trasparina,i neri,il bianco coprente e le tinte primarie.Con una spatola amalgamano i colori in diverse proporzioni,aggiungendo anche qualche goccia di olio di lino,creando così delle paste sature e compatte,adatte alla stampa:dei nuovi colori,dei colori mai visto prima in natura.Poi, chiediamo consiglio al prof. e aspettiamo impazienti che avvii il torchio regolando sapientamente la pressione.
Progettiamo di realizzare delle belle stampe; dalle nostre ultime grandi matrici.
-Accidenti,prevedo che la giornata sara' lunga ed impegnativa!...
intanto Valeriaprende i rulli dall'armadio che gli ha aperto l'assistente alla cattedra prof.a Campisi.
E' giunto il momento di realizzare una grande stampa a colori,tutto è pronto:il torchio, i fogli,le matrici,i colori.Ora occorre unire le forze,collaborare.E così inizio a preparare le mie matrici.Con il braccio destroteso in avanti,tenendo delicatamente tra l'indice e il pollice un candido foglio di carta umido (pronto per l'imprimitura9,attendo il mio turno per la stampa.
...Finalmente il mio turno...centro sul sottoforma una matrice satura d'inchiostro,abbasso cautamente il foglio,ricoperto poi con il feltro.Afferro la stella del torchio e inizio a girarla con attenzione...calma e controllo; a gli altri non rimane che attendere emozionati il risultato della premitura.
Appena il piano si ferma, sporgendo dall'altro capo del torchio,con gentilezza Grazia rimuove il feltro.Allora , con delicatezza solleviamo il foglio impresso,dopo tanto impegno,si offre completa e pura al giudizio.
Vengo avvicinata dal prof. (che è sempre orgoglioso del mio lavoro)e da amici che apprezzano con grande soddisfazione : la stampa è bella come un quadro,equilibrata e gradevole nei colori oltre che nei dettagli,nell'insieme.
Allora,affaticata mi prendo un momento di pausa,chiacchierando e scambiandoci allegri le impressioni.
E' così che il nuovo laboratorio d'incisione,giorno dopo giorno è diventato uno spazio allegro ed estroverso.Perennemente attivo e disordinatamente creativo:tanto eccitante da esserevissuto da noi artisti (professori e studenti) come un luogo gioioso e deliziosamente amabile.
Piu' tardi uscendo,al termine della mia giornata di lezione,poso lo sguardo sul pallido cammeo e comprendo il messaggio che quella stessa mattina il bassorilievo aveva tentato di esprimermi.Intendeva ricordarmi che "l'arte è imprevedibile e precaria come la vita".
Quindi,scendo la rampa di scale,in compagnia di Grazia,imbocchiamo per il lato sinistro il grande corridoio,scivolando leggero di fianco alle enormi vetrate,superando il teatro per infilarci giu' per lo scalone principale,voltando sotto la grande copia in gesso a grandezza naturale,del David di Michelangelo.Uscendo dal portone mi lascio alle spalle i due leoni in bronzo.affiancati dai due banani.
Ora andiamo ala stazione Cavur a prendere la metro e se dio vorra' tra un ora circa arrivero' a Boscotrecase e ,poi a casa.
Domani mattina saro' di nuovo quì a Napoli,a lavorare con in testa altri progetti.
In effetti la prima cosa che noti quando entri nel laboratorio di Mauro Filipponi è un sacco di colore.
Sei lì per vedere i lavori dei suoi allievi,eseguiti per questa cattedra,e gia' ti aspetti piccole carte, gomitoli e batuffoli di segni per lo piu' in bianco e nero....e invece?....solo COLORE.
L'Artista Giusy De Simone 11月19日 BIOGRAPHYBIOGRAPHY
ARTISTA GIUSY DE SIMONE
Giusy De Simone,artista napoletana di origine salernitana.
Nata a Torre Annunziata (NA) il 14 Luglio 1984.
La sua infanzia è segnata da fatti tragici,ha sofferto prima per suo fratello di sei anni piu' grande di lei Alfonso De Simone (cantante),poi x suo padre e infine per la perdita della madre ha soli 19 anni. E' grazie all' arte che ha ritrovato il coraggio di andare avanti e di mettere da parte quei fantasmi del passato.
-Grafica Pubblicitaria,incisore/stampatore,fotografo,decoratrice;
-Diplomata nel 2002 in "Maestro d'Arte";
-Nel 2004 in "Arte della Grafica Pubblicitaria e Fotografia" presso l'I.S.A "George De Chirico" di Torre Annunziata (NA),allieva del Prof. F.Avitabile.
Continua da 3 anni(prossima alla laurea) lo studio di Grafica:Ricerca e Sperimentazione con una media del 30 e lode,presso l' Accademia di Belle Arti di Napoli.
E' allieva di uno dei piu' grandi incisori romani Mauro Filipponi insegnante all' Accademia di Belle Arti di Napoli.
Oltre ad essere una Grafica Pubblicitaria ecc. è anche una nota pittrice figurativa,e non solo.
E' stata per 3 mesi allieva di un noto pittore calabrese S.Provino ,insegnante all' Accademia di Belle Arti di Napoli.
Prima artista che è stata capace di inserire la "grafica" in pittura.
La sua pittura è un miscuglio tra Andy Warhol (pop art) e Linchtenstein.
Riproduce immagini di personaggi noti e non solo;dove tutto diventa policromo e solitamente di colori luminosi:i lineamenti vengono semplificati accentuando con colori contrastanti la bocca,il naso,gli occhi,i capelli ecc.Tutto questo per dire che le immagini vengono serigrafate secondo il procedimento della QUADRICROMIA (tecnica di stampa a 4 colori) non a caso quella usata per le riviste.Lo stesso discorso si ripete anche per le stampe artistiche (sperimentali,xilografiche,calcografiche) che produce.E' da quì che è riuscita ad inserire la "grafica" in pittura.In effetti la prima cosa che noti nei suoi quadri e nelle sue stampe non è altro che il colore,dove l'artista riesce a esprimere tutta se stessa.
- Marzo 2006 sostiene un colloquio come scenografo a Napoli con l'attore,scrittore,cantante,regista Gianfranco Gallo(ROCCO di Un posto al sole).
-Nel maggio 2006 l'artista realizza un prototipo di un suo libro intitolato,"L' OCCHIO:lo specchio dell'anima".Il libro nasce da un progetto "Storie" ovvero il libro illustrato indetto dagli insegnanti di grafica con la collaborazione del prof.V.Rivosecchi,insegnante all' Accademia di Belle Arti Napoli.Il libro contiene capolavori inediti dell'arte grafica e poesie dei piu' grandi poeti italiani e stranieri.
L'OCCHIO:è lo specchio dell'anima dice la saggezza popolare,l'occhio è l'unico organo che non appartiene al corpo bensì al cervello.Il cervello è la sede dei pensieri ,del'anima,della memoria ,di tutta quella zona immateriale che dagli occhi si puo' leggere.
Vive e lavora a Boscotrecase (NA) ,ha partecipato a concorsi di pittura estemporanea e mostre in Campania tra le quali ricordiamo:
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